Sovranità monetaria – una nuova valuta

Sovranità monetaria – una nuova valuta

L’articolo 1 della Costituzione recita inequivocabilmente che la “Sovranità appartiene al popolo”.

In un momento storico in cui la possibilità di un Paese di fare investimenti pubblici e spesa sociale è al giudizio di una Commissione straniera, abbiamo più che mai il bisogno della Nostra Sovranità Monetaria.

L’utilizzo dell’Euro purtroppo è ormai consolidato,la moneta unica Europea va mantenuta in uso esclusivamente per far fronte ai pagamenti delle transizioni internazionali quali import-export e scambi commerciali con l’estero e con i Paesi membri dell’UE.

Introdurre ed utilizzare una nuova valuta, ad esclusivo uso e consumo interno dei confini Italiani, in grado di provvedere a tutte le esigenze economiche Nazionali, con regole di Sovranità monetaria e controllo da parte di un Ente di Stato analogo a quella che fù la Banca d’Italia che, finchè la proprietà rimase in mano pubblica, o controllata da fondazioni senza scopo di lucro, la struttura non creò nessun problema. Un Ente che ne curi l’emissione, la distribuzione, l’impiego e ne tuteli la leicità e l’integrità. Lo stesso Ente potrà, se e quando necessario, provvedere ad emettere Titoli di Stato utili a finanziare opere di pubblica utilità e soprattutto piccole e medie Imprese e la Famiglia, vero patrimonio economico e sociale della Nazione.

Qualsiasi tipo di investimento da parte di investitori stranieri, dovrà essere effettuato con la moneta nazionale italiana.

Il timore che l’Italia e le sue banche fallissero, ha fatto schizzare ai massimi i tassi di in- teresse a cui lo Stato e gli istituti di credito si finanziano sul mercato. Questi ultimi a loro volta hanno scaricato questi costi sui loro clienti. I prestiti a famiglie e imprese sono diventati più onerosi. Il sistema finanziario globale è finito al collasso per colpa dell’eccessivo impiego di strumenti complessi e speculativi come l’elevato volume di crediti concessi dalla banche anche a chi non sarebbe stato in grado di rimborsarli in futuro. La crisi si è trasferita inoltre anche ai debiti pubblici. Con il crollo del Pil (cioè della ricchezza prodotta ogni anno dall’economia) e l’impennata della disoccupazione, sempre più famiglie e imprese in tutta Italia si sono trovate in difficoltà a far fronte ai debiti contratti.

Prima il cittadino portava i risparmi in una banca pubblica e quei soldi venivano investiti nell’economia reale creando lavoro, lo Stato li usava per fare spesa pubblica.

Oggi le banche private fanno speculazione e i cittadini non possono più finanziare lo Stato. Gli interessi sempre più alti fanno salire l’indebitamento.

 Revisione di tutto l’apparato bancario distinguendo chiaramente e senza possibilità di travasi o fusioni, Banche d’interesse commerciale e quelle d’investimento finanziario. Obbligo di investimenti in Titoli di Stato per almeno il 50% delle plusvalenze economiche degli Istituti Bancari ed Assicurativi

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